ANIMAZIONE DI COMUNITA’ OGGI

Animazione di comunità oggi
Prima relazione.

 

1.) I cambi culturali: una lettura della situazione.

Volendo provarci a leggere la situazione attuale non possiamo non denotare nella nostra società, prima ancora che nella chiesa, una generale crisi dell’autorità. Se la parola autorità deriva dal verbo augeo che significa far crescere, crisi d’autorità significa l’indebolirsi della capacità delle generazioni adulte di far crescere le generazioni più giovani. Nella vita religiosa su questo stato di cose hanno influito non poco i cambi drammatici vissuti in un arco di tempo relativamente breve. Pensiamo ad esempio alla diffusa mentalità d’una vita religiosa statum perfectionis , in cui bastava osservare le regole, ed in cui il superiore era il custode della tradizione. Il nuovo contesto culturale, ed ecclesiale ha mutato radicalmente le cose: i sudditi attendono d’essere ascoltati, ordini precisi e semplici hanno lasciato il posto a lunghe contrattazioni, l’autorità unica ha ceduto il posto a molte commissioni.Vi sono incertezze vissute per anni sul ruolo dell’autorità. Come va interpretata, e compresa? Dietro alcune prese di posizione riconosciamo le tentazioni di due indirizzi più radicali: quello di chi considera l’autorità non necessaria, ed accentua la dimensione "egualitaria",( dal "siete tutti adulti e sapete quel che dovete fare" fino alla "obbedienza opzionale"), e quella invece di chi giudica ancora l’autorità come elemento fondante ed assoluto (in pratica: quelli che stanno male se non ricevono ordini e disposizioni precise e sognano un ritorno dei superiori autocrati d’antan…).

Vi sono poi alcune caratteristiche che rendono più difficile un’efficace animazione comunitaria.In primo luogo un certo "arlecchino formativo": intendo dire che vi è stata negli anni una grande varietà e mutamento negli orientamenti formativi. Così ad una formazione ascetica s’è sovrapposta una formazione giuridica, a questa una formazione permissiva, a quest’ultima una intellettualistica, un’altra piuttosto antropologica, poi una teologica, e così via…. Queste varie accentuazioni formative fanno sì che adesso corriamo il rischio di una certe Babele di linguaggi: diciamo una stessa parola, facciamo una stessa proposta, ma ognuno di noi la comprende in maniera diversa. Si è rotta quell’unità linguistica che garantiva una fondamentale omogeneità, e compattezza istituzionale. I rischi che le forze centrifughe, e le tentazioni della diaspora prevalgano sul senso di appartenenza non sono pochi! Incontriamo poi un certo disorientamento, ed inerzia. Non sappiamo bene che pesci prendere perché l’unità d’intenti non è sempre chiara, corriamo il rischio di navigare a vista, affrontando i problemi man mano che si presentano anziché prevederli, e prevenirli, insomma rattoppando la barca.

A livello di singoli superiori diverse tipologie: spiritualista, pastoralista, manageriale, funzionalista, burocrate, predicatore, professore, lasciafare, autoritario, silenzioso, idiorritmico ecc… I più frequenti errori: uno stile accusatorio, pessimistico, idilliaco, burocratico, razionalista, uniformista, permissivo, o "assente".

A livello dei sudditi gli errori più frequenti: individualismo, sopravalutazione dell’io, un impegnarsi solo per lavori "in proprio", eccessivo attaccamento alle proprie idee.

A livello istituzionale e comunitario: non mancano i progetti, e le programmazioni, ma spesso sono attuati con approssimazione, e non sempre ben verificati, per cui anziché riprendere il progetto precedente troviamo più facile fare un progetto nuovo, con il risultato di un certo "annaspamento".

Una tentazione istituzionale frequente è quella di sminuire o negare la presenza di situazioni di reale disagio. Discorsi del tipo "E’ vero c’è qualche difficoltà, ma i nostri programmi sono buoni" rischiano di non fare mai affrontare, o almeno guidare situazioni comunitarie di sofferenza e disagio.

Spesso i tentativi di rinnovamento attuati da alcune minoranze profetiche vengono di fatto emarginati, quand’anche non si auto-emarginano da sé…. Se il contributo di amore e carità dei singoli è indispensabile però è anche vero che esso devo saldarsi con la flessibilità d’una istituzione capace di verificarlo e sanzionarlo. Il rinnovamento non verrà dalle cavalcate solitarie di alcuni individualisti, ma è il frutto d’un confronto sul carisma condiviso, fondamentale fattore di appartenenza e comunione.

Ancora demoralizzante è il nostro ridimensionamento quantitativo che non sa diventare mai ridisegno qualitativo.

Anche la vita religiosa inoltre soffre della cosiddetta "oggettività non vincolante", fenomeno per cui c’è un assenso formale a livello di progetti, ed idee purchè non si tocchi la nostra sfera personale (non chiedeteci di cambiare abitudini, modo di lavorare, orari, stanza ,ecc… ). A volte ci si compiace per il fatto di una certa pace, assenza di conflittualità, una concordia di fondo, ma un basso livello di conflitto, o di contestazione può a volte anche non essere dovuto ad un effettivo consenso sui valori, ma ad un certo disimpegno comunitario, così la pace è priva di radici profonde…

2.) Fondamenti biblici per l’animazione comunitaria.

Per l’esercizio dell’animazione comunitaria mi pare imprescindibile il riferimento all’ecclesiologia espressa dal documento VFC. E’ l’ecclesiologia lucana ispirata dai sommari degli Atti degli Apostoli (Atti 2,42-48; 4,32-35; 5,12-16). Questi sommari hanno in comune alcuni tratti fondamentali:

  • -la presenza dello Spirito Santo: è solo dopo la sua venuta che si costituisce la comunità fraterna;

  • -la centralità della Parola di Dio: insegnata dagli apostoli è essa che riunisce i discepoli e li forma;

  • -il distacco dai beni: è la vittoria sullo spirito padronale, mettendo tutto sulla tavola, il problema non è la povertà ma la capacità di condividere tutto… Mi pare necessario "rifondare" il discorso sulla vita comunitaria, e sul ruolo dell’autorità proprio a partire da un tema fondamentale come quello della povertà…. Forse non abbiamo più il coraggio di dircelo, ma non è vero che la "comunità" nella vita religiosa è una "comunità di poveri"? Non una comunità per i poveri, né una comunità coi poveri, o dei poveri, ma "povera". E’ a partire dagli anni sessanta che la chiesa ha riscoperto la povertà non semplicemente come "una" fra le varie virtù cristiane, ma come categoria costitutiva della possibilità stessa dell’esperienza di fede. E’ necessario riappropriarci continuamente di questa categoria non tanto in senso sociologico, o morale, ma in un senso più profondo, teologico ed esistenziale.

  • -grande forza apostolica, la fraternità ha una misteriosa forza apostolica e sostiene la testimonianza della risurrezione.

La prima comunità cristiana non è comunque acefala, ed all’interno di essa il servizio dell’autorità media la carità, la comunione, e l’unione della comunità. Il servizio degli apostoli nella comunità è quello di confermare i fratelli nella fede, e di operare con loro il discernimento. Lo stile è quello dettato da Gesù nella lavanda dei piedi (Gv.13,13-14). E’ uno stile espressione di uno spirito di minorità, e piccolezza. L’immagine fondamentale è quella del buon pastore. S.Paolo cerca di tradurre questo stile scrivendo alla chiesa di Tessalonica "Siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre" (1 Tess.2,6-9), e poi alla chiesa di Corinto "non certo molti padri perché sono io che vi ho generato…"(1Cor.4,15), dunque per Paolo essere autorità è una vera esperienza di paternità e maternità spirituale.

3.) La figura del re Salomone.

Cosa c’entra: ci aiuta a cogliere alcuni tratti dell’attuale crisi d’autorità. Occorre inserire il servizio d’autorità nel suo contesto esatto: il cammino della comunità ecclesiale impegnata ad "ereditare il Regno". Il riferimento biblico: la mentalità corporativa, la vicenda del re Salomone prototipo del comportamento del popolo. La sapienza, cos’era? L’arte di saper vivere, è la capacità di avere successo, Salomone è saggio perché ha successo in tutto quello che fa.

Perché la preghiera di Salomone è gradita a Dio? Perché ha preso consapevolezza del compito affidatogli, non ne trae motivo di vanto, non presume delle sue forze, e chiede aiuto. Si ritiene un ragazzo inesperto…."se non diventerete come bambini"… La saggezza non viene più dal magiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, ma dalla preghiera convinta, dall’umiltà che si apre con fiducia al dono di Dio. I programmi non servono, i corsi per animatrici non servono….se manca questo atteggiamento di base aumenteranno solo i superiori, e le superiore, presuntuosi. Ripartire dall’umiltà, dal nascondimento, dal silenzio, dalla preghiera. Salomone sa vedersi all’interno del progetto che Dio sta portando avanti a favore del suo popolo…."se camminerai nelle mie vie…."

Salomone da vecchio pian piano esce dalle vie di Dio, per motivi politici, e per fare nuove alleanze "amò donne straniere" aderì a nuovi culti, si prostrò ad altri dei, trascurando il Signore. Ne derivarono liti, divisioni, contese. Per noi, come per Salomone, il problema è sapere a chi si dona il cuore: al Dio dell’alleanza, od al Dio cananeo? In chi riponiamo fiducia? La forza di Salomone stava nella sua povertà, e nella sua docilità alla Parola. Anche noi smettiamo di essere "autorità saggia" quando usciamo dall’alveo di Dio. Il peccato è dimenticare la Parola, tener chiuso il libro delle Scritture e volgere il cuore in altre direzioni. 2Cor. 3, 4-6 La nostra capacità viene da Dio.

4.) Autorità e discernimento.

Un compito di sintesi attiva. Sospesi come tra due fuochi. Fra ripiegamento sconsolato, ed efficienza onnipotente, fra conservatorismo, e secolarismo il ruolo dell’autorità ha un compito importante come aiuto per la rilettura ed il discernimento delle situazioni. Occorre saper creare collegamenti fra le sfide e le attese del nuovo contesto culturale ed il messaggio del Vangelo. Tre sono i movimenti:

  • -accogliere le questioni aperte, (ascolto, attenzione, accoglienza)

  • -rielaborarle alla luce della Parola, (comprensione e valutazione delle questioni)

  • -riproporle all’ambiente da cui provengono. Nulla fa tanto soffrire quanto una risposta "falsa", che cioè si camuffa da risposta senza rispondere, non dà risposta alla domanda fatta… Il vero discernimento si attua allorché i fatti sono compresi nella ricchezza dei loro significati, e questo può avvenire solo se essi vengono letti alla luce del Vangelo.

Dalla paura all’empatia. Un vero discernimento presuppone un passaggio sostanziale dalla paura all’empatia nei confronti del mondo, anzi alla simpatia verso il mondo. Non si tratta di conformarsi alla moda del momento: troppo sovente anche all’interno della vita religiosa v’è chi rincorre la secolarizzazione per accomodarsi poi in un secolarismo alquanto dubbio. Con S. Paolo diciamo invece che è necessario trasformare la propria mente (Rom.12,2) per poter discernere ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto. Potremmo dire così: nel mondo, ma non del mondo, ma avendo simpatia per il mondo….. Un esempio ci viene dalla parabola delle dieci vergini. Essa c’insegna ad avere sempre olio da ardere nella lampada (Matteo 25): a cosa servono le lampade se siamo senza olio? Non conformarsi alla moda del momento (rincorrere la secolarizzazione per accomodarsi nel secolarismo) ma trasformare la propria mente (Rom.12,2), testimoniare il primato di Gesù Cristo vero Dio e vero uomo.

Avere una buona opinione del mondo significa: formare in noi un abituale pregiudizio positivo di accoglienza verso la diversità, avere un’attenzione costante al nostro linguaggio in dimensione bifocale: la scrittura, e la situazione culturale attuale

A questo è necessario aggiungere un’immagine di chiesa come comunità di fratelli e sorelle inserite nel mondo, e per il mondo.

Volgere in positivo la crisi. La debolezza diventa invito all’umiltà; il non avere soluzioni diventa invocazione e meraviglia; la ricerca della libertà rivela la fatuità del soggettivismo, rifocalizza il senso di responsabilità, porta a costruire nuove relazioni; l’attenzione alla storia ed ai cammini personali aiuta ad abbandonare visioni ideologiche; il ripiegamento su piccoli progetti può sfociare in nuova interiorità, contatto con sé, ricerca del mistero; la nostalgia di veri padri manifesta il desiderio di radici, e di guide sicure verso i valori cui spendere la vita.

Chi compie il servizio di animazione comunitaria dovrà esercitare queste tre attenzioni (sintesi attiva, nuova empatia, volgere in positivo la crisi), nello svolgere il suo ruolo di leader su tre livelli:

  • -assicurare il corretto assolvimento delle mansioni quotidiane (il giorno per giorno);

  • -saper intervenire con tempestiva sagacia nelle situazioni di crisi;

  • -favorire la crescita evangelica del gruppo.

5.) Per diventare discepoli del Regno.

Veniamo da una storia che ha conosciuto una concezione sacrale e gerarcologica dell’autorità. Riscoprendo valori quali la dignità, la libertà, e la responsabilità della persona la comunità è passata da "scenario dell’osservanza" a "palestra di crescita relazionale", i processi di cambiamento culturale e sociale hanno spesso confuso la nostra capacità di comprensione. A volte la discussione sull’autorità nella vita religiosa sembra essersi ridotta al mero problema del come esercitarla, ma non esiste probabilmente il modo "migliore" di esercitare la leadership, occorre invece ritrovarne il senso e la finalità, che non può essere altro che quello d’una maggiore assimilazione e testimonianza dei valori del Regno. E’ insomma un’importante mediazione al nostro discepolato cristiano, in particolare a partire dalla luce e dalla prospettiva carismatica propria, è infatti una mediazione carismatica insostituibile. Come avremo modo di vedere il ruolo dell’autorità nella vita religiosa incoraggia all’adesione alla Parola, invita all’apertura all’azione dello Spirito, si mette al servizio del progresso spirituale dei singoli, promuove l’edificazione della vita fraterna, individua le modalità migliori per riproporre la propria testimonianza carismatica nella chiesa e per il mondo. Al di là delle modalità e degli stili che con sapienza e prudenza pastorale, spirituale ed umana saprà poi addottare, è di particolare rilievo il suo ruolo di mediatore carismatico, animando il discernimento carismatico della vita fraterna. Ricordiamo le tre dimensioni capaci di definire il carisma: mistica o della vita di preghiera, ascetica o degli stili di vita, apostolica.