ANIMAZIONE DI COMUNITA’ OGGI

2^ relazione: Alcuni tratti e caratteristiche generali del servizio d’autorità.

 

1.) La comunità: un edificio da costruire

2.) Le caratteristiche generali del servizio di autorità.

3.) L’autorità come triplice servizio: attualizzazione.

1.) La comunità: un edificio da costruire

1.1.) Il progetto.

I modelli comunitari ereditati dal nostro passato: dal passato lontano un modello dell’osservanza, dal passato recente un modello per l’autorealizzazione, al presente un modello anacquato di confusione? Ripensarsi come comunità per il Regno: le nostre comunità sono per la missione, a servizio del progetto di Dio, la vita comunitaria dovrebbe stimolarci tutti ad amare Dio ed a metterci al servizio del prossimo, maturando un senso autentico d’appartenenza (senso del "noi"), ed una forte identità discepolare che aiuta i membri a costruirsi per donarsi a Dio nella comunità.

LG.6: varie immagini riferentisi al mistero della Chiesa, l’immagine dell’edificio. 1Cor.3,9; 1Pt.2,4-5 : pietre vive per l’edificio spirituale. Profonda amalgama dell’elemento umano con l’elemento divino (LG 8).

Il progetto dell’edificio può essere identificato con la parola mistero. Mistero: indicazioni generali.

Cosa indica nei profeti (Amos 3,7; Num.24,4.16). Dove appare nei Vangeli, e cosa indica (Mc.4,12). In S.Paolo uso della parola mistero (Col.1,25-27; Ef.3,1-5). Il progetto del Padre si comunica nel mistero del Figlio, che comunica alla comunità alcuni principi:

-l’amore reciproco (Gv.15,12); -il servizio mutuo (Gv.13,14); -l’unità (Gv.17,11).

Possiamo attualizzare con alcune indicazioni applicative, l’autorità dovrebbe porsi al servizio:

-della comunicazione profonda e non banale (VFC32) –della volontà di mettere gli altri davanti a sé –della fiducia reciproca –della stima mutua –della disponibilità a consegnarsi reciprocamente –della disponibilità a portare i pesi gli uni degli altri –della capacità di gioire dei doni altrui.

1.2.) Il fondamento.

1Cor.3,1-11 Nessuno ponga un fondamento diverso da quello che vi si trova che è Gesù Cristo. Gesù Cristo è il fondamento delle nostre comunità e non può essere sostituito con nessun altro fondamento (tradizioni degli uomini, culture o mode del momento, tendenze secolarizzanti).

1.3.) I materiali di costruzione.

1Cor.3,12-13 Attraverso la prova del fuoco si vedrà con quali materiali abbiamo costruito le nostre comunità: cerchiamo di seguire le mode, i miti culturali? Forse ci meritiamo anche noi di essere chiamati "illusi" (1 Cor.3,18-19). L’unico materiale davvero perenne è la croce del Signore. Per questo occorre capovolgere il nostro modo di pensare, poiché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio, e dobbiamo badare a non fare la fine di Anania e Saffira (Atti 5, 1ss) che volevano tenere i piedi in due staffe. Con quali criteri valutiamo e gestiamo le nostre comunità? I numeri? L’efficienza produttiva? Il prestigio sociale? Il successo?

1.4.) Gli operai.

1 Cor.3,21-23 Maturare dentro di noi un’effettiva coscienza ministeriale, cioè di servizio (1 Cor.4,1). Occorre entrare nella logica dell’amministratore evangelico (Lc.12,35-40; Lc.16,1-8; Mt.24,45-51) evitando la logica dell’amministratore corroso dal lievito dei farisei (Lc.12,13-21).

2.) Le caratteristiche generali del servizio di autorità.

2.1.) Dal protagonismo al servizio. Dal protagonismo al servizio, Mc.10,35-45, tra noi non dovrebbe davvero essere così….Il primato nella minorità implica il superamento del nostro narcisismo: chi vuol diventare grande deve farsi piccolo, e minore di tutti. La chiamata e la conversione alla minorità, fondamento per un nuovo approccio. In esso individuiamo la strada per sentire e vivere il ruolo di leadership come una modalità di vivere la sequela, nella logica del dono di sé (Fil. 2,5-11). L’autorità sta dentro la comunità come un ministero da realizzare al servizio del gruppo, e non sopra la comunità come un potere per decidere e comandare.

2.2.) Vivere la sequela.

Esercitare l’autorità è uno dei modi per vivere la sequela di Cristo secondo la logica del dono di sé (Fil.2,5-11). –L’autorità sta all’interno della comunità come un ministero da realizzare a servizio della comunità, e non sopra la comunità come un potere per decidere e comandare.

La chiesa è una realtà in cui le dimensioni teologali s’intrecciano indissolubilmente con quelle psico-sociali ed organizzative, i valori e gli ideali condivisi si connettono con le relazioni interpersonali, il problema non è l’autorità, ma il modo di viverla. E’ importante una triplice armonizzazione: con i valori evangelici, per i fini carismatici, e nei tempi – culture che si vivono.

2.3.) Alcuni stili di leadership.

Gli stili di esercitare la leadership in comunità: stile autocratico, stile permissivo, stile confuso, stile partecipativo-autorevole. Alcuni tratti dello stile partecipativo-autorevole: saper ascoltare le esigenze, ed interpellare le persone, capacità di suscitare nuovi carismi, stimolare la capacità ed il desiderio di lavorare insieme, capacità di guidare nel discernimento comunitario, rielaborare le alternative, capacità di prendere decisioni e di metterle in esecuzione, saper spiegare le decisioni prese, sollecitare l’adesione di tutti alle decisioni, capacità di lavorare accanto ad altre autorità, disponibilità a dare il giusto riconoscimento. Non esiste uno stile "giusto"….ma esistono modalità più o meno mature di modulare diversi stili, all’unico scopo di aiutare i singoli ed il gruppo a crescere nell’appropriazione e nella testimonianza del progetto evangelico.

2.4.) I modi d’influenza.

I diversi modi d’influenza: potere remunerativo (politica delle conseguenze), potere di riferimento (si privilegiano i rapporti), potere informativo (detenere le informazioni giuste), potere legittimo (accettazione da parte degli altri che la persona in autorità ha un legittimo diritto di comandare), potere di competenza (si fonda: a. sulla capacità di dare indicazioni adeguate, b. sulla credibilità, essa consiste nel non avere secondi fini, nell’essere disinteressati). Nella misura in cui il leader usa le modalità più mature di influenza accresce la sua autorevolezza, definibile come la capacità di portare i singoli e la comunità ad interiorizzare sempre di più la sequela di Cristo ed il progetto del Regno di Dio.

3.) L’autorità come triplice servizio: attualizzazione.

Tre compiti propri del ruolo dell’autorità nella comunità ecclesiale.

3.1.) Favorire la crescita umana e cristiana dei singoli.

(Dimensione d’animazione spirituale).

All’origine delle nostre comunità c’è un’iniziativa di Dio. Il superiore è al servizio di questo dono. E’ la voce del buon pastore che entra dalla porta, chiama le pecore per nome, le fa uscire, cammina davanti a loro. E’ suo mandato, e compito fondamentale mantenere viva la vita interiore della comunità, l’attualità ed il ricordo dell’iniziativa fondante e permanente di Dio.

Fede. E’ compito del superiore aiutare i fratelli a ritrovare nella fede, e non negli argomenti di ragione od efficienza, le proprie motivazioni.

Speranza. Di fronte ad ostacoli che paiono insormontabili il superiore ricorda che le comunità ideali non esistono, che nessuno sforzo è inutile, e che dunque nessun atto di vero amore va perduto.

Carità. Il superiore ricorda che è nelle fatiche, gioie, e sofferenze della vita comunitaria che dobbiamo imparare ad amare Dio ed i fratelli in un’intensa vita spirituale.

Un superiore dovrebbe in ogni caso ricordare che non perde il suo tempo quando cerca con pazienza d’incrementare la vita spirituale della sua comunità…Essa è il sale di quella maturazione teologale che ci libera dall’idolatria e fonda ogni altra maturazione della comunità. "Se il sale perdesse sapore con che cosa potrebbe essere salato?"

-Valorizza le doti di ognuno : badate a non disprezzare nessuno di questi piccoli… Non si tratta di falso irenismo, o di sopravvalutare le persone, o di fingere d’ignorare i limiti, ma all’interno d’una giusta valutazione, imparare un equilibrato, corretto, sano apprezzamento, che porti ad un’appropriata valorizzazione. Tutti hanno il diritto di sentirsi importanti, ed utili in comunità, ne va del senso di dignità, autostima, ed appartenenza.

3.2) Favorisce la crescita della comunità nei valori per cui ci si è messi insieme.

(Dimensione dell’animazione fraterna).

L’autorità nella comunità è al servizio dell’unità, e favorisce il passaggio dall’io al noi, un processo permanente che è affidato a tutti i membri della comunità, ma in modo particolare all’animatore di comunità. Egli è responsabile della formazione di quel "clima fraterno" che incide in maniera significativa sulla perseveranza e crescita vocazionale dei singoli religiosi. Tra le diverse sottolineature da fare nella creazione del clima fraterno: la testimonianza di carità e donazione che il superiore dovrebbe dare (autorevolezza dell’esempio).

  • -Sa creare un ambiente di lavoro positivo e costruttivo: è sulle spalle dell’animatore di comunità in gran parte le responsabilità di creare un ambiente in cui tutti trovino la gioia, fierezza, ed alte motivazioni nell’impegno lavorativo – ministeriale.

  • -Sa delegare senza accentrare tutto a sé: non ha timore di dare agli apostoli il pane frazionato da condividere, né di chiamare gli operai dell’ultima ora, né di chiamare una seconda barca per tirare a terra le reti…non preferisce ammazzarsi d’impegni pur di non dover chiedere a qualche altro, non ha paura di cedere un pezzetto del suo "potere", non teme di stimarsi utile ma non indispensabile, ed accetta che anche altri potranno fare bene…

  • -Sa comunicare efficacemente:

  • usa una comunicazione diretta, rivolgendosi cioè direttamente alla persona interessata saltando troppe mediazioni, ed andando direttamente, anche se con prudenza, tatto, e rispetto al nodo della questione.

  • Usa una comunicazione chiara, fatta di semplicità e trasparenza, al contrario una comunicazione contorta accresce le difficoltà . La chiarezza e la semplicità sono aiutate dal fatto di voler dire una cosa sola per volta, la trasparenza dall’assenza di altri fini.

  • Una comunicazione intensa: l’animatore non si stanca di ripetere frequentemente informazioni, ed altri contenuti più importanti, è inoltre preoccupato di passare il maggior numero possibile d’informazioni di cui è in possesso (salva fatta la prudenza).

  • Una comunicazione partecipata: l’animatore non è freddo e distaccato ma si coinvolge egli stesso nella comunicazione, trasmettendo senza paure e con equilibrio la propria partecipazione emotiva.

  • -Facilita la comunicazione nel gruppo:

  • Incoraggia la sua comunità a trovare i tempi ed i momenti per fermarsi a parlare, incoraggia un livello intenso, autentico e profondo di comunicazione. Egli è cosciente che il fine della comunicazione è la comunione, per questo la favorisce a tutti i livelli, da quello più semplice delle piccole decisioni quotidiane, a quello più profondo della comunicazione delle cose spirituali, e dei propri cammini di fede.

  • -Sa affrontare i conflitti in modo positivo: è certamente uno dei momenti più delicati della vita e dell’incarico d’un animatore di comunità quello in cui si evidenziano all’interno del gruppo tensioni conflittuali. L’animatore non dovrebbe sentirsene colpevole, ma avere il coraggio e la forza di affrontare questi momenti, avviandoli a soluzione attraverso gli strumenti del dialogo e del discernimento. E’ importante la sua capacità di sopportare la tensione.

 

3.3.) Orientare le energie nella comune testimonianza, e missione.

(Dimensione dell’animazione apostolica).

Qui il ruolo del superiore assume un aspetto delicato se viene vissuto come servizio all’identificazione carismatica della fraternità missionaria. E’ vero che tale servizio dovrebbe essere esercitato anche per gli altri due aspetti, "mistici" (crescita nella vita teologale), ed "ascetici" (crescita nello stile evangelico di vita fraterna), ma ci sembra che sia poi nel raccordo con la missione carismatica lo snodo più delicato. Il problema è qui armonizzare convenientemente ricerca di Dio, vita fraterna, ed impegno apostolico. Dio ha chiamato, e continua a chiamare per nome ogni comunità religiosa, dando un progetto singolare di sapienza e d’amore di cui la chiesa ha diritto. Come sappiamo sporcare il nostro carisma nella vita quotidiana? Esso non ci è stato dato per essere conservato in un fazzoletto…

Tra i compiti del superiore vi è quello di far convergere la comunità verso un’armonizzazione carismatica degli aspetti mistici, ascetici, ed apostolici, richiamando alla missione carismatica affidata alla comunità. Tra le cose da evitare da parte dei sudditi: genericismo, essere subalterni ad alcune spiritualità esterne (come vengono frequentati i movimenti?), seguire percorsi personali o paralleli a quelli della comunità senza un chiaro riferimento al carisma.

A questo livello sono coinvolte diverse capacità: capacità progettuale( scopi, le attività da svolgere, la loro successione, le risorse); capacità decisionale (è un processo complesso: raccogliere i dati ed analizzarli, interpretarli e comprenderli, inserirli in quadri più ampi di riferimento, valutarli alla luce degli obiettivi, elaborare alternative ed armonizzarle). Sa proporre ed avviare dei processi decisionali comunitari partecipati, sa come arrivare a delle decisioni, sa prenderle, sa renderle esecutive. "Chi rischia il futuro è sempre migliore di chi si ritira nel passato" (Manenti). In realtà il vero pericolo nelle nostre comunità sono le "non scelte" in cui l’indecisione alleata con la paura, e la pigrizia (loro sorella) si mascherano da falsa "prudenza". Una decisione rimandata all’infinito è una "non scelte" mascherata.

Verificare le prestazioni.

Ogni vero processo decisionale deve arrivare ad una lucida capacità di verifica, senza questa non sapremo mai quale sia la qualità delle nostre scelte. Se non arriviamo ai risultati sperati dovremmo dubitare della nostra capacità di decidere. Il monitoraggio in corso d’opera per una verifica progressiva senza lasciare tutto ad una sommaria "revisione di fine d’anno".