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5^ relazione: Dalla missione della fraternità alla
fraternità in missione,
Dobbiamo considerare un’altra importante prerogativa dell’autorità e cioè il compito di rinnovare lo slancio missionario. Nel documento Vita fraterna in comunità dopo il servizio alla maturazione delle singole persone, ed il servizio alla vita fraterna, il rinnovare lo slancio missionario viene identificato come il terzo compito dell’animatore di comunità. Diciamolo a volte il riconoscimento sempre più netto che riusciamo a fare delle nostre debolezze e limiti tende a scoraggiarci, a deprimerci, perdiamo lo slancio… abbiamo la sensazione d’essere considerati uomini medievali, d’altri tempi, d’altre culture, lontani dalla vita della gente, e dai suoi problemi. Così viviamo la sofferenza d’una passione che portiamo dentro ma che non riusciamo a trasmettere, ma è proprio in questi momenti di maggiore scoraggiamento che lo Spirito ci chiede di buttare nuovamente le reti, con coraggio, fiducia, senza paura. Pretendere di avere tutto chiaro nella missione che ci sta dinnanzi non è possibile, missione è sempre di più, ma lo è sempre stato, un partire senza sapere bene dove andare, è un mettere a disposizione di Dio e dei fratelli la nostra povertà, un mettersi nelle mani del Signore fidandosi della parola dell’angelo che anche a noi, come a Maria, ha affidato un compito, ed una missione. Ogni comunità r. è progetto originale scaturito dalla fantasia d’amore di un Dio che ci ha chiamato e radunato non solo per ciò che si riferisce alla nostra vita interna, ma anche per la vita ecclesiale, storica e sociale. Siamo chiamati per essere mandati, per un compito storico ed ecclesiale, la vita religiosa non esiste per se stessa, ma per la chiesa, così come la chiesa non esiste per se stessa, ma per il mondo. Ogni comunità consacrata anche la più contemplativa è missionaria. La vita comunitaria non può fiorire senza uno scopo fuori di sé…. 1.) Rinnovare la motivazione apostolica. E’ uno dei compiti importanti dell’animatore di comunità richiamare e rinnovare la motivazione apostolica e lo slancio missionario all’interno del proprio gruppo. Non è sufficiente che personalmente il superiore abbia una buona sensibilità apostolica, e si dia da fare, predicando, confessando ecc…., non si tratta d’impegnarsi di più personalmente nel proprio apostolato, quanto piuttosto di rinnovare l’apostolato della propria comunità a livello di motivazioni, obiettivi, contenuti, stili, modalità operative, individuando alla luce del carisma ciò che dovrebbe maggiormente caratterizzarci. Alcuni punti dovrebbero essere frequentemente richiamati:
2.) La comunità soggetto della missione. Crescere nella missionarietà non vuol dire andare o mettersi a fare più cose…..(crescita non solo orizzontale, ma verticale!) ma testimoniare e mostrare il segno dell’amore reciproco (Gv.13,35). La nostra missione non coincide col nostro ministero, altrimenti abbiamo un’assolutizzazione della ministerialità. Ma i nostri ministeri non riescono ad esaurire la nostra missione che è sempre più ampia, il ministero non è che un mezzo per esprimere e realizzare alcune delle dimensioni della nostra missione. E’ questa un’attenzione importante per imparare ad armonizzare apostolato e vita fraterna. Se li pensiamo come due aspetti totalmente separati l’uno dall’altro, camere stagne allora l’armonizzazione sarà difficile da attuare, e vivremo una perenne tensione e conflittualità fra queste dimensioni. Se invece comprendiamo come la nostra missione sia testimoniare nella chiesa, e nel mondo il volto d’una vita fraterna, vissuta come condivisa nell’amore, mostrare come sarebbe il mondo se tutti i cristiani vivessero la loro fede…., fare vedere come si possano concretamente superare le dicotomie fra pratica religiosa e vita quotidiana, come si può unificare la propria vita, e cosa significhi impostare spiritualmente l’esistenza, allora scopriremo che la prima testimonianza, il primo annuncio missionario è la vita e l’amore nella fraternità. Scopriremo che dare tempo per fare comunità, dare tempo per le riunioni, gli incontri, anche le ricreazioni comunitarie, non sono ostacoli per la missione, ma pause che rendono più ricca, significativa, dignitosa, luminosa la nostra vita, e che forse insegnano anche alla gente cosa e come debbono fare. Oltre che predicare, e prima che predicare, ai dodici fu richiesto di "restare con Gesù" (Mc.3,14). Lettura di VFC 55.57.58 Lettura di VFC 55.57.58 Nella pratica quotidiana è vero che poi l’equilibrio fra comunità ed impegno apostolico può non essere facile, eppure più una comunità s’approfondisce e cresce nella propria radicazione carismatica, più ama inserirsi nell’ambiente in cui vive, nel proprio paese, nella storia della gente. Una comunità che cresce scopre di non essere lì per se stessa ma che appartiene ad una comunità più grande, piccolo granello d’una comunità universale. Così l’apertura missionaria d’una comunità dice molto anche della temperatura di fede di quella comunità- gruppo. Anzi a ben vedere dobbiamo riconoscere che una vita comunitaria autentica non può fiorire in modo sano e maturo senza un chiaro scopo fuori di sé, essa è sempre la conseguenza di un impegno profondo verso un’altra realtà, al di là di quella d’essere comunità. Così una comunità non può rimanere statica, reggersi su equilibri omeostatici porterebbe ad una sua rapida mummificazione, se la comunità non è un fine in sé, essa deve evolvere, come un fuoco che deve propagarsi, più una comunità trova l’unità e l’armonia interna, più deve perderle per de-centrarsi, per dare quello che ha trovato ad altri che ancora non l’hanno, o non l’hanno trovato. Il moltiplicarsi dei nostri ordini religiosi alle origini era proprio motivato da questo, e non da esigenze di potere. 3.) L’animatore: l’arte di far uscire. L’animatore ha il compito irrinunciabile di far uscire il suo gregge dall’ovile attraverso l’unica porta che è Gesù Cristo. Suo compito è anche quello di far udire la voce del Pastore perché attualizzino il CARISMA nel tempo presente. Il carisma non è una reliquia ma una forza potente e dinamica affidata da Dio ad una famiglia religiosa perché la faccia fruttificare. Il figlio di Pietro di Bernardone non aveva S.Francesco davanti a sé per diventare un francescano, ha dovuto "inventarsi" (?) tutto… ascoltando con fedeltà quanto il Signore gli diceva. Anche noi adesso dobbiamo percorrere la strada dei nostri fondatori per attualizzare nell’oggi storico il "loro" (ora "nostro") carisma. Per essere come i nostri fondatori più che ad essi dovremmo guardare, ed ascoltare, il Signore Gesù che, come ha ispirato loro, così ispirerà anche noi.Tocchiamo qui ciò che il documento VC definisce la fedeltà creatrice: ad essa tutti sono tenuti, di essa tutti sono responsabili, l’animatore lo è in proporzione del suo incarico. La missione esige una conversione profonda: l’abbandono del proprio individualismo, sentendosi parte di un tutto che deve muoversi in complementarietà, e sussidiarietà reciproca. Così emerge lo spessore e la significatività del ruolo d’autorità: principio di unità ed unificazione della comunità mediante direttive generali, ed indicazioni pratiche. Accogliere la mediazione dell’autorità è parte dell’impegno per accettarsi nelle nostre differenze, e per amarci come complementari. Occorre a questo punto rifarci al piano di fede, che ci permette di riconoscere la dimensione teologale dell’autorità e dell’obbedienza caritativa. La diversità armonizzata in unità è proprio il segno dell’azione di Dio, le diversità all’interno della comunità, e con il mondo esterno vanno viste come un appello divino ad approfondire la nostra capacità di lettura di fede. Senza di essa l’obbedienza rischia di trasformarsi in compiacenza passiva, oppure in ricerca di circuire l’autorità per farsi dare i permessi di cui si ha bisogno….Ma strappare un permesso all’autorità, con vari sotterfugi, non può essere di certo scambiato per obbedienza. 4. ) L’animatore e l’internazionalizzazione. Tralasciando i molti problemi inerenti l’internazionalizzazione e la multiculturalità della vita religiosa mi pare di poter sottolineare alcune esigenze educative, o formative:
5.) Uno strumento utile: il progetto evangelico di comunità.
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